A Carnevale si fa rotolare del formaggio per le strade del Borgo: una tradizione antica che ancora suscita un certo interesse.
Non c’è tempo per la dieta a Carnevale. Come a Pasqua e a Natale, le differenze sono poche. Siamo tutti abituati a pensare a tavole imbandite di dolci fritti, chiacchiere ricoperte di zucchero a velo, castagnole profumate e frittelle di ogni tipo. È la tradizione, dicono.

Eppure, esiste un posto in Italia dove la vera star della festa non si mangia e basta, ma si insegue per le strade. Proprio così. Dimenticate i soliti dolciumi per un attimo. Questa è una celebrazione decisamente più movimentata, dove l’adrenalina scorre veloce tanto quanto il protagonista di questa insolita gara culinaria.
Il formaggio che si fa rotolare per le strade a Carnevale
Non tutte le usanze si arrendono allo scorrere del tempo; alcune diventano addirittura più forti. A Novara di Sicilia, un incantevole paesino incastonato tra i monti Nebrodi a pochi passi da Messina, si vive un Carnevale davvero unico nel suo genere. Stando a quanto racconta Gambero Rosso, qui, la gente non si accontenta di mascherarsi. Ogni anno, vere e proprie ruote di pecorino stagionato, dal peso imponente di circa dieci chili ciascuna, vengono lanciate lungo le strade in discesa del borgo. Immaginate la scena: centinaia di persone che corrono dietro a queste forme giganti di Maiorchino per oltre due chilometri, urlando incitamenti e facendo scommesse audaci. Non stiamo parlando di un passatempo qualsiasi, ma di un evento che racchiude secoli di storia pastorale e un profondo orgoglio locale. Squadre composte da tre persone si sfidano strenuamente per far arrivare la propria forma al piano Don Michele nel minor tempo possibile, cercando di non romperla durante il tragitto. È un’eredità culturale fortissima, legata a doppio filo a un prodotto gastronomico che incarna l’anima più autentica della Sicilia.

Queste incredibili forme di formaggio – il Maiorchino, così si chiama – affondano le loro radici addirittura nel ‘600, durante il dominio spagnolo sull’isola. Si pensa che il nome derivi da Maiorca, nelle Baleari, e che il gioco si sia evoluto da un’antica competizione con dischi di legno, adattata dai pastori messinesi al loro pecorino per verificarne la stagionatura. Quella che era nata come una sfida tra produttori è diventata col tempo un rito collettivo imprescindibile per l’intera comunità. Ancora oggi, il culmine dei festeggiamenti si raggiunge il martedì grasso, quando le strade si riempiono di migliaia di curiosi. Ma il Maiorchino non è soltanto folklore e spettacolo. La sua crosta dura e il cuore friabile sono il risultato di una lavorazione studiata per resistere ai lunghi trasporti durante la transumanza, tanto da essere definito il cibo dei giganti. Oggi questo pecorino è prodotto artigianalmente in pezzi limitati solo da pochi casari coraggiosi tra i Monti Peloritani. Il latte crudo di pecora viene lavorato con metodi antichi e la stagionatura avviene in grotte naturali per almeno sei mesi. Il risultato è un formaggio dal sapore intenso, perfetto da gustare con miele locale o un buon bicchiere di vino rosso, che trova la sua massima espressione proprio nella folle corsa carnascialesca. Alla fine della gara, le forme ammaccate vengono condivise con il pubblico, creando un momento di convivialità insuperabile.
Sarebbe una buona idea, dunque, visitare Novara di Sicilia durante il Carnevale per immergersi in una tradizione vibrante dove il cibo diventa protagonista assoluto, trasformandosi da semplice prodotto da tavola a elemento centrale di un rito popolare. Se cercate un’esperienza diversa dalle solite feste in maschera, questa sfida a colpi di pecorino è ciò che fa per voi.





