Non si può reagire come tutti immaginano: ci sono delle regole precise da rispettare se dovesse capitare un inconveniente del genere.
Siete seduti al tavolo, l’atmosfera è perfetta, il profumo della portata che avete appena ordinato vi fa venire l’acquolina in bocca. Prendete la forchetta, pronti al primo boccone e…ecco che lo vedete. Un intruso sottile, scuro o chiaro che sia, adagiato proprio sopra la vostra cena. Un capello.

La prima reazione è quasi sempre un mix di disgusto e fastidio, seguita da una domanda che divide i clienti: “E adesso? Posso alzarmi e andarmene senza pagare nulla?”. Molti pensano che un imprevisto del genere dia il diritto ad una cena gratis, ma la realtà dei fatti è un po’ diversa da come viene raccontata nei miti metropolitani.
In un locale pubblico, l’igiene dovrebbe essere la priorità assoluta, eppure l’errore umano è sempre dietro l’angolo. Gestire questa situazione richiede calma e la conoscenza dei propri diritti, senza però cadere in pretese eccessive che non trovano riscontro nella legge.
Cosa fare se al ristorante si trova un capello nel piatto
Per fare chiarezza su come comportarsi in questi casi, Massimiliano Dona (giornalista, avvocato e presidente dell’associazione Consumatori.it) ha rilasciato un’interessante intervista al ‘Corriere della Sera’. Secondo l’esperto, il rapporto tra cliente e ristoratore è un vero e proprio contratto, anche se non firmiamo scartoffie tra un antipasto e un primo: «Dal punto di vista giuridico, ordinare al ristorante equivale a stipulare un accordo implicito che non riguarda solo la somministrazione di alimenti e bevande, ma anche il rispetto delle regole di sicurezza, pulizia e correttezza della prestazione. Quando nel piatto si manifesta una presenza non prevista, quell’equilibrio si incrina. Tecnicamente, si è di fronte a un inadempimento contrattuale parziale che preferisco definire, con meno “burocratese”, un disservizio».

Se vi capita di avvistare l’intruso nel piatto non fate finta di nulla e, soprattutto, non aspettate di aver ripulito il fondo della scodella per farlo presente al cameriere: «Il problema va segnalato subito, prima di finire il piatto – spiega Dona -. Il corpo estraneo va lasciato dov’è, mostrato al personale. Io consiglio anche di fotografarlo, per dimostrare l’accaduto».
Cosa succede dopo la segnalazione? Il ristorante solitamente propone di rifare la portata o di scegliere un’alternativa. Tuttavia, il cliente ha il diritto di sentirsi “passato l’appetito” per quel piatto specifico. Adesso però arriviamo al punto che spesso genera confusione. Molti credono che un capello nel risotto autorizzi a cancellare l’intero conto del tavolo, comprensivo di vino, antipasti e dolci già consumati. Non è così. Lo spiega chiaramente Dona: «In casi estremi si può interrompere il pasto e decidere di andare via». Attenzione, però, perché «il disagio non può trasformarsi in un lasciapassare per “cenare gratis”, è legittimo contestare e rifiutare esclusivamente l’addebito della portata compromessa. L’abbandono totale del servizio, invece, è ipotizzabile in situazioni eccezionali, in cui si maturi una sfiducia completa nelle condizioni igieniche del locale. E, anche allora, ciò che è stato consumato resta dovuto».
Inutile nasconderlo: trovare un capello è indubbiamente un’esperienza sgradevole che rompe la magia di una serata fuori. Tuttavia, la legge cerca di bilanciare il danno subito dal cliente con il lavoro svolto dal ristoratore. La soluzione migliore resta sempre il dialogo: un ristoratore serio non solo toglierà il piatto dal conto, ma farà di tutto per scusarsi, magari offrendo il caffè o un amaro. Ricordate che la cortesia vince sempre, anche davanti a un capello di troppo.





