Perché molte persone si sentono in imbarazzo quando devono chiamare la pizzeria: spesso, sbagliano anche nella richiesta. Insomma, vanno in panico.
Siamo nel 2026, abbiamo app per ogni cosa, sistemi di messaggistica istantanea e schermi touch ovunque, eppure per una fetta sorprendente di persone il gesto più semplice del mondo rimane uno scoglio insormontabile: fare una telefonata per ordinare la pizza. Non è pigrizia, sia chiaro. È quel sottile senso di disagio, quel “nodo” che si stringe in gola mentre il telefono squilla, che spinge molti a preferire dieci minuti di navigazione su un’app piuttosto che trenta secondi di conversazione vocale. Se ti riconosci in questa descrizione, sappi che la psicologia ha un nome e una spiegazione molto chiara per quello che provi.
Questa forma di ansia da telefono non colpisce solo i giovanissimi, anche se è più comune tra chi è cresciuto con la comunicazione asincrona, ovvero quella dove puoi cancellare e riscrivere un messaggio prima di inviarlo. Ma cosa succede esattamente nella nostra mente quando dobbiamo semplicemente dire “una margherita e una diavola”? La risposta risiede in un mix affascinante di pressione sociale, paura dell’imprevisto e mancanza di segnali visivi che normalmente usiamo per orientarci nelle relazioni umane.
Uno dei motivi principali per cui ordinare una pizza al telefono genera imbarazzo è la cosiddetta mancanza di feedback non verbale. Quando parliamo con qualcuno faccia a faccia, il nostro cervello elabora istantaneamente il sorriso del cameriere, un cenno del capo o un’espressione confusa. Al telefono, tutto questo sparisce. Resta solo la voce, spesso disturbata dal rumore di fondo del forno a legna o dalle grida in cucina. Questo “vuoto” informativo mette in allarme il nostro sistema nervoso, che percepisce la situazione come potenzialmente rischiosa perché non può prevedere le reazioni dell’interlocutore.
Inoltre, subentra il fattore della performance in tempo reale. A differenza di un messaggio su WhatsApp, la telefonata non permette bozze. Se sbagliamo a pronunciare un ingrediente, se dimentichiamo l’indirizzo o se il pizzaiolo ci fa una domanda a bruciapelo sulla cottura, dobbiamo rispondere subito. Il timore di apparire goffi, di incepparsi o di “dare fastidio” a qualcuno che percepiamo come impegnato e di fretta crea un corto circuito psicologico. Temiamo che la nostra esitazione venga giudicata come incompetenza o maleducazione, innescando una spirale di autoconsapevolezza negativa.
Un altro elemento è la percezione del tempo dell’altro. Sappiamo tutti che il sabato sera in pizzeria è un campo di battaglia. Immaginare il lavoratore dall’altra parte del filo come qualcuno di estremamente stressato e “di corsa” aumenta il nostro senso di intrusione. Abbiamo paura di rubare tempo prezioso, di non essere abbastanza veloci nell’elencare le pizze o di non capire al primo colpo l’orario di consegna. Questa pressione esterna immaginaria ci spinge a voler essere perfetti e rapidi, ma ironicamente proprio questa ansia da prestazione è quella che ci fa dimenticare il numero civico proprio nel momento del bisogno.
La psicologia definisce questo fenomeno come una forma specifica di ansia sociale situazionale. Non significa necessariamente essere persone timide in ogni aspetto della vita; si può essere dei leader carismatici in ufficio e poi provare sudorazione fredda davanti al tasto “chiama”. È la natura stessa dello scambio — breve, finalizzato a uno scopo e privo di convenevoli — a rendere l’interazione nuda e potenzialmente imbarazzante per chi è particolarmente sensibile alle dinamiche del rifiuto o del giudizio altrui.
Superare questo blocco è possibile e, come spesso accade in psicologia, la soluzione passa per la preparazione e l’esposizione graduale. Un trucco semplicissimo consiste nello scrivere l’ordine su un foglio prima di chiamare, includendo l’indirizzo e l’orario preferito. Avere un copione davanti agli occhi scarica il cervello dal compito di dover ricordare tutto sotto pressione, riducendo drasticamente le probabilità di incepparsi. È come avere un paracadute: sapere che c’è ti permette di saltare con più coraggio.
Un altro consiglio utile è quello di ricordare che l’interazione è, per la pizzeria, puramente transazionale. Il personale riceve centinaia di chiamate ogni sera e la tua esitazione, che a te sembra un dramma epocale, per loro è del tutto invisibile e irrilevante. Non si ricorderanno del tuo errore nel pronunciare “nduja” o del fatto che hai dovuto chiedere tre volte il prezzo totale. Normalizzare l’errore e accettare che una conversazione possa essere leggermente goffa è il primo passo per smettere di averne paura.
Infine, prova a vedere la telefonata come una piccola palestra di assertività. Ogni volta che porti a termine l’ordine con successo, stai inviando un segnale al tuo cervello: “Posso gestire l’imprevisto”. Con il tempo, quello che prima era un ostacolo insormontabile diventerà un gesto automatico, permettendoti di goderti la tua pizza senza quel retrogusto di ansia che ne rovina il sapore.
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