Quali sono i tratti distintivi delle persone che ancora hanno bisogno di scrivere la lista della spesa su un foglio di carta e la penna?
In un mondo che corre veloce tra IA, assistenti vocali e liste della spesa condivise su Cloud, c’è un piccolo “esercito” di resistenti che non abbandona le vecchie abitudini. Li vedi tra le corsie del supermercato, tra il banco frigo e quello della frutta, con un pezzetto di carta stropicciato tra le dita e una penna biro estratta dalla borsa. Potrebbe sembrare un gesto superato, un retaggio di un’epoca analogica che non vuole morire, ma la realtà è molto più profonda.
Non si tratta solo di “preferire la carta”. Secondo gli esperti, questo comportamento nasconde tratti della personalità ben definiti e benefici cognitivi che la tecnologia non è ancora riuscita a replicare. Chi sceglie il supporto fisico – in realtà – sta mettendo in atto un raffinato esercizio psicologico.
Passare dalla tastiera di uno smartphone alla punta di una penna cambia radicalmente il modo in cui il nostro cervello elabora le informazioni. Diverse ricerche condotte nell’ambito delle neuroscienze hanno evidenziato che l’atto della scrittura manuale richiede una coordinazione motoria complessa che attiva aree cerebrali specifiche, diverse da quelle utilizzate per digitare su uno schermo.
Alcuni studi scientifici hanno dimostrato che chi scrive a mano tende a elaborare meglio le informazioni. Anche se lo studio era focalizzato sugli studenti, il principio si applica perfettamente alla vita quotidiana: scrivere una lista della spesa su carta non è un’azione passiva. Mentre la penna scorre sul foglio, il cervello “visualizza” le necessità e organizza le priorità in modo più solido.
Chi non rinuncia alla lista cartacea spesso possiede tratti psicologici legati alla precisione e a un alto bisogno di chiusura (need for closure). In psicologia, questo termine indica il desiderio di avere risposte chiare e di eliminare l’ambiguità.
Chi scrive a mano solitamente non butta giù i prodotti a caso. Spesso la lista segue l’ordine logico delle corsie del supermercato, segno di una mente analitica e proattiva.
Inoltre, il gesto fisico di depennare una voce dalla lista con un tratto di penna rilascia una piccola dose di dopamina. È una conferma tangibile di un compito completato, un piacere sensoriale che il semplice “check” digitale non riesce a eguagliare.
Usare la carta, tra l’altro, significa eliminare le distrazioni. Lo smartphone è una fonte continua di notifiche; il foglio di carta, invece, garantisce quello che gli psicologi chiamano “single-tasking”, migliorando l’efficienza e riducendo lo stress da sovrimpiego cognitivo.
Secondo il noto psicologo Daniel Levitin, autore di “The Organized Mind”, il nostro cervello ha un limite di informazioni che può gestire contemporaneamente nella memoria di lavoro. Scrivere i propri pensieri su un foglio — un post-it o un taccuino — libera spazio mentale. Chi usa la carta, quindi, spesso è una persona che ha imparato a gestire consapevolmente il proprio carico cognitivo per evitare il burnout decisionale tra gli scaffali.
Inoltre, chi predilige il cartaceo tende a mostrare una maggiore affidabilità e riflessività. Scrivere a mano richiede tempo, costringe a fermarsi e a pensare realmente a ciò di cui si ha bisogno, evitando spesso gli acquisti d’impulso dettati dal marketing aggressivo dei punti vendita.
Dunque, sappiate che non siete “antiquati” se scrivete ancora la lista della spesa sui fogli stropicciati che trovate in giro per casa. Siete, con tutta probabilità, persone con una grande capacità di autogestione, amanti dell’ordine e con un cervello particolarmente allenato alla concentrazione.
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